Se vi state chiedendo cosa mangiare a Ferrara, sappiate che è una città con due cucine in una sola. Da una parte la corte degli Este, il fasto del banchetto rinascimentale, la zucca e il maiale dell'entroterra. Dall'altra l'acqua: le valli, il Delta del Po, l'anguilla e il pesce azzurro. Noi delle Nuvole stiamo dalla parte dell'acqua, siamo una trattoria di pesce, ma a Ferrara terra e acqua si tengono per mano da sempre, e non si capisce l'una senza l'altra.
Allora, cosa mangiare a Ferrara? Ecco la nostra passeggiata: otto piatti che raccontano la città, dalla tavola dei duchi fino a dove finisce il mare. Per ciascuno: da dove viene, cos'è, e come ci piace a noi.
Dalla corte degli Este
La cucina ferrarese nasce nel Rinascimento, quando alla corte estense il banchetto era una forma d'arte. Lo "scalco", chi organizzava il banchetto, contava più del cuoco. Due nomi tornano in ogni racconto onesto di questa cucina: Cristoforo da Messisbugo, il cui ricettario esce nel 1549, e Giovan Battista Rossetti, con il suo Dello Scalco del 1584. Da lì partono quasi tutti i piatti che seguono.
1. Cappellacci di zucca ferraresi
L'origine. Sono IGP dal 2016, e la pasta all'uovo ferrarese è documentata già nel 1549 da Messisbugo. La zucca è coltivazione di queste campagne dal 1570.
Cosa sono. Pasta all'uovo ripiena di zucca gialla "violina" cotta al forno, formaggio, pangrattato, un pizzico di noce moscata. La forma ricorda il cappello di paglia del contadino, in dialetto caplaz. Una cosa che diciamo sempre: i cappellacci ferraresi non hanno gli amaretti, non sono i tortelli mantovani.
Come ci piacciono. Il classico: burro fuso e salvia, che lascia parlare la zucca. E nel bicchiere un bianco maturo e sapido del litorale, un Bosco Eliceo: la sapidità del mare addosso a un piatto di terra. Ecco, già al primo piatto, terra e acqua che si parlano.
2. Salama da sugo
L'origine. Insaccato IGP, di radici rinascimentali: la prima citazione è del 1492, e c'è una lettera di Lorenzo de' Medici al duca Ercole I d'Este che ringrazia per il dono "prezioso e graditissimo".
Cosa è. Carni suine con vino rosso e spezie (noce moscata, cannella, chiodi di garofano), insaccate nella vescica di maiale, legata "a melone", stagionate fino a un anno. Si cuoce a vapore, sospesa sull'acqua bollente, per circa cinque ore. Pazienza pura.
Come ci piace. Calda, affettata, con il purè di patate. Accanto, una Fortana frizzante del Bosco Eliceo: acidità e bolla sgrassano e bilanciano la grassezza. È il piatto più "da corte" della lista: importante, ricco, da occasione.
3. Pasticcio di maccheroni alla ferrarese
L'origine. Attenzione qui: non è IGP. È oggetto di un progetto di De.Co., Denominazione Comunale d'Origine del Comune di Ferrara. Discende dai "pastelli" di carne medievali e rinascimentali, e i maccheroni arrivano dal Sud con il matrimonio del 1473 tra Ercole d'Este ed Eleonora d'Aragona, figlia del Re di Napoli.
Cosa è. Un guscio di pasta frolla dolce ripieno di maccheroni, ragù, besciamella e tartufo, a cupola, cotto al forno. Il bello è il contrasto: dolce fuori, salato dentro. Tradizionalmente è un piatto di Carnevale.
Come ci piace. Come una piccola meraviglia barocca da tagliare a tavola. Chi pensa al "timballo" del Gattopardo non è lontano: stessa idea di pasta nascosta sotto una crosta.
4. Coppia ferrarese
L'origine. Il pane IGP della città. Messisbugo lo cita nel 1547 come "pane intorto", nei conti di spesa per la tavola del principe Alfonso II. Quel pane intorto è la Coppia di oggi.
Cosa è. Due bracci ritorti che formano un "ventaglio di quattro corna", le punte si chiamano crostini. Crosta secca e croccante come un grissino, cuore morbido. (C'è anche una leggenda che la lega ai boccoli di Lucrezia Borgia: graziosa, ma è leggenda, non storia.)
Come ci piace. Come pane da trattoria, semplicemente. Quei crostini croccanti sono fatti apposta per rompersi e raccogliere un sugo, o per accompagnare un calice in attesa che arrivi il primo.
E poi finisce il mare
Qui scendiamo verso l'acqua, ed è casa nostra. Le Valli di Comacchio stanno nel Parco del Delta del Po, tra Po, Reno e Adriatico: canneti, specchi salmastri, l'unico delta d'Italia, Patrimonio UNESCO insieme a Ferrara. Da sempre lì si pesca e si alleva: anguille, branzini, gamberetti di valle.
5. Anguilla marinata di Comacchio
L'origine. Anche questa non è IGP: è un Presidio Slow Food. Il metodo di marinatura è codificato addirittura dal Regolamento del 1818, e si lavora ancora alla Manifattura dei Marinati di Comacchio, nella "Sala dei Fuochi" con dodici grandi camini.
Cosa è. Anguilla selvatica di valle, cotta allo spiedo e messa in salamoia: per ogni litro di aceto di vino bianco, circa 70 grammi di sale di Cervia, un bicchiere d'acqua, una foglia d'alloro. L'anguilla nasce nel Mar dei Sargassi e torna a chiudere il cerchio qui; si pesca con i lavorieri, da ottobre a dicembre. Dicono che a Comacchio dell'anguilla esistano quarantotto ricette.
Come ci piace. È il piatto-bandiera delle valli, il più nostro per spirito. Aceto, sale, fumo di legna: severo e bellissimo. Sull'aceto della marinatura noi andiamo volentieri su un Sauvignon del Bosco Eliceo, asciutto e leggermente acidulo, che bilancia la grassezza dell'anguilla.
6. Brodetto di valle
L'origine. La zuppa di pesce dell'Adriatico nasce a bordo dei pescherecci, per recuperare il pescato meno pregiato. Sul versante ferrarese il riferimento è quello di valle: il brodetto d'anguilla "a becco d'asino" di Comacchio.
Cosa è. Anguilla con cipolla, aceto e conserva di pomodoro; d'inverno c'è anche la variante con la verza. Cucina povera, di recupero, di pazienza.
Come ci piace. Fondo, lento, da scarpetta. È il piatto che racconta meglio la vita delle valli: niente di prezioso negli ingredienti, tutto nel tempo e nella mano. Qui, sui piatti acidi del comacchiese, la Fortana ferma del Bosco Eliceo regge meglio dei bianchi. (E un brodetto di valle non è un "piatto ferrarese DOP", non lo è nessuno: è tradizione, e va benissimo così.)
7. Pesce azzurro: sardoncini e alici
L'origine. Sarde e alici dell'Adriatico, il pesce azzurro del litorale ferrarese-romagnolo. Ai Lidi di Comacchio si preparano fritti e poi marinati con aceto e alloro, la stessa logica "all'antica" dell'anguilla.
Cosa è. Pesce povero, abbondante, sostenibile. Fritto e marinato, oppure scottadito sulla griglia.
Come ci piace. Tanto. È il cuore di una trattoria di mare onesta: niente trofei, solo freschezza. Sardoncini caldi, una bollicina contadina del Bosco Eliceo, e si sta bene senza fretta.
8. Pampapato di Ferrara
L'origine. Il dolce IGP dal 2015. Nasce nel Cinquecento nel convento di clausura del Corpus Domini: le monache preparavano un pane speziato per gli alti prelati a Natale. La forma richiama il copricapo del cardinale, il "pane del papa". La copertura di cioccolato, invece, è un'idea recente: un pasticcere ferrarese nel 1902.
Cosa è. Una calotta di mandorle, canditi, cacao, noce moscata e cannella, ricoperta di cioccolato fondente. Uno dei rari dolci senza grassi aggiunti.
Come ci piace. A fine pasto, a pezzetti, con calma. Chiude il cerchio: si era partiti dal banchetto degli Este, e si finisce con un dolce nato accanto alla loro corte.
(Una nota, perché ci tiene chi cucina: la torta tenerina, l'altro grande dolce ferrarese, non è IGP, è un Prodotto Agroalimentare Tradizionale, un PAT. Buonissima lo stesso.)
Domande frequenti
Qual è il piatto tipico di Ferrara?
Non ce n'è uno solo: la città vive di una coppia. Se dobbiamo scegliere il simbolo della tavola di terra, i cappellacci di zucca; se quello dell'acqua, l'anguilla di Comacchio. Insieme raccontano Ferrara meglio di qualunque piatto singolo.
I cappellacci di zucca sono IGP?
Sì, sono IGP dal 2016. Attenzione invece a non chiamare IGP tutto il resto: il pasticcio di maccheroni è un progetto De.Co. comunale, la tenerina è un PAT, l'anguilla di Comacchio è un Presidio Slow Food. Sono riconoscimenti diversi, e confonderli è l'errore più comune.
Dove si mangia il pesce a Ferrara?
Il filo da seguire è quello delle valli: anguilla, brodetto di valle, pesce azzurro dell'Adriatico, e le piccole ostriche di Goro del nostro Delta. Cercate i posti che ragionano per stagione e per territorio, più che per nome altisonante. E sì, anche da noi: è esattamente questo che proviamo a portare in tavola.
Se passate da queste parti
Otto piatti non sono Ferrara intera, è una passeggiata, non un censimento. Ma se li mettete in fila, dalla corte estense fino a dove l'acqua si fa salmastra, avete capito di che pasta è fatta questa città: doppia, tra fasto e valle, tra zucca e anguilla.
Noi stiamo dalla parte del mare e delle valli, con i vini delle sabbie in cantina. Se vi va di provare questo lato di Ferrara, il tavolo è pronto. E se finite a Comacchio davanti a un piatto d'anguilla che non è il nostro, va benissimo lo stesso: è sempre la stessa storia, ed è una bella storia.