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  • Cosa ci piace questo mese: ottobre a Ferrara

    Cosa ci piace questo mese: ottobre a Ferrara

    Le prime mattine di nebbia. Le biciclette con le luci accese già alle sei. E quel profumo di legna che arriva da chissà dove.

    Ottobre è il mese in cui Ferrara si fa più raccolta, e a noi piace così. Ma non è un mese tranquillo: gli eventi di ottobre a Ferrara si rincorrono dall'inizio alla fine, tra una città che diventa redazione, le valli che accendono i fuochi e una festa del cibo per chiudere. Ecco cosa ci piace.

    La città diventa una redazione: Internazionale

    Si comincia subito. Dal 2 al 4 ottobre 2026 torna Internazionale a Ferrara, il festival di giornalismo che trasforma il centro nella più grande redazione del mondo. Incontri, presentazioni, proiezioni, mostre e workshop, con giornaliste, scrittori e fotografi da tutto il mondo.

    In quei giorni Ferrara cambia faccia. Si fa la coda per un incontro, si discute sotto i portici, si esce da una sala con una domanda nuova in tasca. Un consiglio da chi sta in sala tutte le sere: la città si riempie, e i tavoli pure. Se volete cenare con calma tra un incontro e l'altro, conviene pensarci prima.

    Tutto l'autunno: la mostra a Palazzo dei Diamanti

    Per tutto il mese, e fino al 10 gennaio 2027, a Palazzo dei Diamanti c'è "Da Monet a Van Gogh a Kandinsky": 120 opere, in gran parte dal Museum Boijmans Van Beuningen di Rotterdam. Tra un incontro di Internazionale e l'altro, è la scusa perfetta per una mattina tra i quadri. Vi abbiamo raccontato qui cosa vedere e come organizzarsi.

    Il fumo delle valli: gli ultimi weekend della Sagra dell'Anguilla

    A Comacchio la Sagra dell'Anguilla continua per altri due fine settimana: 3 e 4 ottobre, 10 e 11 ottobre 2026.

    Ottobre è il mese giusto. Nelle valli si apre la stagione di pesca, che va da ottobre a dicembre, con i lavorieri. E alla Manifattura dei Marinati c'è la Sala dei Fuochi, con i suoi dodici grandi camini: l'anguilla sugli spiedi, la brace, il fumo che sale e riempie la stanza. Per chi si chiama come noi, è difficile restare indifferenti.

    Una domenica tra i canali di Comacchio, e la sera a tavola a raccontarsela. Il mare e le valli sono il nostro territorio, e in autunno si sentono più che mai.

    Il colore della zucca

    Noi siamo una trattoria di pesce, ma ottobre a Ferrara ha un colore solo: l'arancione della zucca. È la stagione dei cappellacci di zucca ferraresi, IGP dal 2016: pasta all'uovo e ripieno di zucca violina, formaggio, pangrattato e un filo di noce moscata. E niente amaretti, a differenza dei cugini mantovani. Qui ci teniamo.

    Li trovate in tutta la città, ed è giusto così: vale la pena assaggiarli dove li fanno da sempre. Per saperne di più sui piatti della tradizione, vi abbiamo raccontato qui cosa mangiare a Ferrara.

    Per chiudere il mese: il Ferrara Food Festival

    Sul finale, da venerdì 30 ottobre a domenica 1 novembre 2026, il centro storico ospita la quinta edizione del Ferrara Food Festival: showcooking, degustazioni e i prodotti tipici del territorio, dalla salama da sugo al pampapato. Un bel modo per salutare ottobre e aprire la strada all'inverno.

    Nel piatto e nel bicchiere

    In cucina l'autunno è arrivato davvero. Paolo segue quello che porta il mare e quello che portano le valli, e i fuori menù si raccontano a voce, tavolo per tavolo.

    Nel bicchiere, il territorio ha due risposte. Con l'anguilla, la Fortana frizzante del Bosco Eliceo: bolla e acidità che sgrassano. Con la zucca, la Fortana ferma, che regge bene il dolce del ripieno. Due bottiglie, una stagione.

    Domande frequenti

    Quando si tiene Internazionale a Ferrara nel 2026?
    Dal 2 al 4 ottobre 2026, nel centro di Ferrara, con incontri, proiezioni, mostre e workshop.

    Quando è il Ferrara Food Festival 2026?
    Da venerdì 30 ottobre a domenica 1 novembre 2026, nel centro storico. È la quinta edizione.

    I cappellacci di zucca ferraresi hanno gli amaretti?
    No. I cappellacci di zucca ferraresi IGP non contengono amaretti: è la differenza principale con i tortelli di zucca mantovani.

    Se passate

    Ottobre è un mese pieno, che si gode meglio con calma. Se siete in città per il festival, per la sagra o solo per la prima nebbia, il tavolo è pronto. Qualcosa di caldo, una bottiglia del territorio, e la sera che scende presto.

    Vi aspettiamo. E se ci conoscete già, sapete che la cosa più bella è quando tornate.

  • Da Monet a Van Gogh a Kandinsky: la mostra a Palazzo dei Diamanti (e una cena dopo)

    Da Monet a Van Gogh a Kandinsky: la mostra a Palazzo dei Diamanti (e una cena dopo)

    Una facciata fatta di punte di marmo. La luce del pomeriggio che ci scivola sopra e le accende di rosa. E dentro, questo autunno, Monet, Van Gogh e Kandinsky.

    Dal 19 settembre la mostra a Palazzo dei Diamanti è di quelle che fanno venire a Ferrara apposta: "Da Monet a Van Gogh a Kandinsky. Nuovi sguardi sulla natura e la modernità", aperta fino al 10 gennaio 2027. Ci piace l'idea che mezza Europa della pittura moderna passi qualche mese nella nostra città. Vi raccontiamo cosa c'è da vedere, come organizzarsi, e come chiudere la giornata.

    Cosa c'è da vedere

    Sono 120 opere tra dipinti, disegni e incisioni. La gran parte arriva dal Museum Boijmans Van Beuningen di Rotterdam, accanto a una selezione da importanti collezioni italiane, pubbliche e private.

    Il filo è una domanda semplice: come si passa, in meno di ottant'anni, dal dipingere un campo dal vero a dissolverlo in forme e colori? Il percorso è diviso in nove capitoli e segue proprio questa strada:

    1. La Scuola di Barbizon, il paesaggio guardato dal vero.
    2. I macchiaioli, la risposta italiana, fatta di luce e colore.
    3. L'impressionismo, la percezione di un attimo.
    4. La Scuola dell'Aia, la versione olandese: più sobria, più atmosferica.
    5. I postimpressionisti, quando colore e forma diventano autonomi.
    6. Il divisionismo, la luce che vibra.
    7. La vita in città, sempre più al centro.
    8. Il futurismo e poi il ritorno all'ordine.
    9. L'astrazione, dove il mondo visibile si scioglie.

    I nomi fanno girare la testa: Courbet, Monet, Berthe Morisot, Pissarro, Renoir, Sisley, Degas, Gauguin, Van Gogh, Signac, Redon, Picasso, Bonnard, Vuillard, Kandinsky, Mondrian. E gli italiani: Fattori, Signorini, Pellizza da Volpedo, Segantini, Previati, Boccioni, Sironi.

    Un ferrarese in sala: Boldini

    Tra gli italiani c'è anche Giovanni Boldini, nato proprio qui, a Ferrara. In mostra ci sono opere che arrivano dal Museo Giovanni Boldini della città, come il suo Autoritratto a sessantanove anni del 1911. Vederlo accanto ai grandi di Parigi, a casa sua, ha un sapore particolare. A noi piace così: il mondo che passa di qui, e Ferrara che si fa trovare pronta.

    Il palazzo, prima ancora della mostra

    Vale la pena alzare gli occhi prima di entrare. Palazzo dei Diamanti deve il nome al suo bugnato: circa 8.500 blocchi di marmo bianco venato di rosa, tagliati a punta di diamante. Lo progettò Biagio Rossetti, e la costruzione iniziò nel 1493 per volere di Sigismondo d'Este.

    Sta su Corso Ercole I d'Este, l'asse dell'Addizione Erculea, la parte di città che Rossetti disegnò per Ercole I e che ha fatto di Ferrara la città che inventò il piano regolatore. Il palazzo si affaccia sul Quadrivio degli Angeli: fermatevi all'incrocio un minuto, e guardate come cambia la facciata con la luce. Qui ha sede anche la Pinacoteca Nazionale.

    Come organizzarsi

    • Date: dal 19 settembre 2026 al 10 gennaio 2027.
    • Orari: tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30. La biglietteria chiude alle 18.30.
    • Biglietti: intero 16 euro, audioguida inclusa (anche da smartphone). Il consiglio del palazzo, che giriamo volentieri: comprate online in prevendita. Scegliete una fascia oraria ed entrate senza passare dalla biglietteria.
    • Dove: Corso Ercole I d'Este 21. Informazioni allo 0532 244949.

    Un consiglio da chi vive la città tutto l'anno: nei fine settimana d'autunno Ferrara si riempie. A inizio ottobre c'è anche Internazionale (dal 2 al 4 ottobre): se venite in quei giorni, la prevendita diventa quasi obbligatoria.

    La giornata perfetta, secondo noi

    La mostra al mattino, quando le sale sono più tranquille. Poi una passeggiata lenta lungo Corso Ercole I d'Este, fino alle mura, se le gambe reggono. Il pomeriggio in centro, tra il Castello e le vie medievali, con la luce che cala presto.

    E la sera, a tavola. Dopo una giornata passata davanti a Monet e a Segantini, a noi viene voglia di cose semplici e vere: il pesce dell'Adriatico, le valli, una bottiglia di vignaioli che conosciamo. Si parla di quadri, si ordina quello che Paolo ha preso oggi, si sta bene.

    Se volete un itinerario più completo, vi abbiamo raccontato qui Ferrara in un giorno, a piedi e in bici.

    Domande frequenti

    Fino a quando è aperta la mostra a Palazzo dei Diamanti?
    "Da Monet a Van Gogh a Kandinsky" è aperta fino al 10 gennaio 2027. È iniziata il 19 settembre 2026.

    Quali sono gli orari della mostra?
    Tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30. L'ultimo ingresso in biglietteria è alle 18.30.

    Quali artisti ci sono in mostra?
    Tra gli altri Monet, Van Gogh, Kandinsky, Mondrian, Degas, Renoir, Gauguin e Picasso, con gli italiani Fattori, Segantini, Boldini e Boccioni. In tutto 120 opere, in gran parte dal Museum Boijmans Van Beuningen di Rotterdam.

    Conviene comprare il biglietto online?
    Sì. Con la prevendita online si sceglie la fascia oraria e si entra senza passare dalla biglietteria. Nei fine settimana fa la differenza.

    Se passate

    Una mostra così è una buona scusa per venire a Ferrara, o per tornarci. Se dopo i quadri avete voglia di una cena senza fretta, il tavolo è pronto.

    Vi aspettiamo.

  • I vini delle sabbie: il Bosco Eliceo e i vignaioli che ci piacciono

    I vini delle sabbie: il Bosco Eliceo e i vignaioli che ci piacciono

    Vigne basse, piantate sulla sabbia, a pochi metri dall'Adriatico. Il terreno scricchiola sotto le scarpe come una spiaggia. Eppure da lì nasce un vino, e ha la sapidità giusta per il nostro pesce.

    Sono i vini delle sabbie: il Bosco Eliceo. Un nome che a Ferrara conoscono in pochi e che noi, da quando abbiamo aperto, versiamo volentieri. Perché viene da qui, dal nostro stesso pezzo di mondo liquido, sabbia, valli, mare, sale, e perché ci piacciono i vignaioli che lo fanno. Questa è la nostra piccola guida, raccontata da dietro al bancone.

    Perché si chiamano "vini delle sabbie"

    La denominazione si chiama Bosco Eliceo DOC ed è riconosciuta dal 1989. Il soprannome, "Vini delle Sabbie", non è poesia da etichetta: è la verità del terreno. Le vigne crescono su suoli composti fino al 95-97% di sabbia, eredità delle sedimentazioni del Po e del Reno e delle vecchie bonifiche, tra la provincia di Ferrara, il Delta del Po e la costa.

    Il nome "Bosco Eliceo", invece, viene dai boschi di leccio, gli "elci", cresciuti un tempo sui cordoni di sabbia lungo il mare.

    C'è un dettaglio che ci piace raccontare a tavola. Tante di queste viti sono "franche di piede", cioè non innestate: la sabbia rende il terreno naturalmente ostile alla fillossera, l'insetto che nell'Ottocento distrusse mezza viticoltura europea. Qui le vigne basse sono sopravvissute. Bere un Bosco Eliceo, certe volte, vuol dire bere da piante vecchie, che hanno tenuto duro dove altrove si era ricominciato da zero.

    La Fortana, l'"Uva d'Oro"

    Il vitigno di casa è la Fortana, che da queste parti chiamano "Uva d'Oro". Si coltiva da secoli. Il Consorzio fa risalire le prime testimonianze addirittura agli Etruschi di Spina, una tradizione del territorio, raccontata così da chi tutela la denominazione, più che una cronaca certa.

    E qui arriva la storia bella, quella che amiamo raccontare avvertendo subito che è una leggenda, non un fatto documentato. Si dice che la Fortana sia arrivata dalla Côte d'Or, la "costa d'oro" di Borgogna, portata a Ferrara da Renata di Francia in occasione delle nozze con Ercole II d'Este: barbatelle francesi che nei terreni sabbiosi e salmastri del Delta avrebbero trovato casa. Da lì, dicono, "Côte d'Or", "Uva d'Oro". È una tradizione, e ce la teniamo cara proprio per quello che è: una storia che profuma di corte estense, da raccontare a fine cena senza spacciarla per verità.

    Sotto la DOC stanno quattro tipologie: oltre alla Fortana, il Merlot, il Sauvignon e il Bianco del Bosco. Quattro modi diversi di stare sulla sabbia.

    Che sapore ha un vino cresciuto sul mare

    Se non li avete mai assaggiati, mettetevi nella testa una parola: sapidità. I vini delle sabbie hanno un grado alcolico contenuto, intorno ai 10,5-11%, una bella acidità e una nota leggermente salina, regalata dalla vicinanza al mare. Sono leggeri, schietti, spesso frizzanti. Profumi freschi, fruttati, a tratti floreali.

    Niente vino "importante" che zittisce il piatto, insomma. Vini che fanno il loro mestiere: ti danno sete, ti puliscono la bocca, ti fanno venir voglia del boccone dopo. Vini da trattoria, nel senso più bello.

    Perché una trattoria di pesce versa il Bosco Eliceo

    Domanda legittima: un rosso, o un frizzante "contadino", con il pesce? Sì. Ed è proprio qui che la sabbia torna utile.

    La logica è semplice, quella dei sommelier raccontata in cucina: acidità e bollicina sgrassano e bilanciano. Funziona benissimo sui piatti più ricchi del nostro mondo di valle. La Fortana frizzante è l'abbinamento d'elezione con l'anguilla, il risotto d'anguilla, per dire, dove acidità e bolla tagliano la grassezza. E quando il piatto vira sull'acido, come certi brodetti del comacchiese fatti con l'aceto, la Fortana ferma regge meglio di tanti bianchi.

    Poi ci sono i bianchi. Il Bianco del Bosco frizzante, di nuovo, con il risotto d'anguilla. Il Sauvignon del Bosco Eliceo, asciutto e un filo acidulo, con l'anguilla marinata. E come aperitivo, prima di sedersi, ci stanno tutti.

    Il filo è sempre lo stesso: la sapidità del vino che parla con la sapidità del pesce di valle. Stesso ambiente, stessa lingua. È il motivo per cui in carta, accanto ai vignaioli che giriamo a cercare, teniamo un posto per chi fa vino qui dietro.

    La novità da provare: il Fortana Rosé

    Tra le cose nuove c'è la spumantizzazione della Fortana, il Fortana Rosé. Nasce come aperitivo, ed è perfetto così, un bicchiere freddo all'arrivo, ma se la cava anche a tavola, con il pesce e le carni bianche.

    Se passate d'estate, con la luce lunga e il caldo che non molla, è il primo che vi mettiamo in mano. Bolla, colore, freschezza. Poche pretese e tanta voglia di continuare.

    Domande frequenti

    Cos'è il vino delle sabbie?
    È il modo in cui si chiama il Bosco Eliceo DOC, vino prodotto tra Ferrara, il Delta del Po e la costa su terreni fatti quasi solo di sabbia, fino al 95-97%. Da qui il soprannome.

    Che vino si beve a Ferrara?
    Il vino più di casa, dalle parti del mare, è il Bosco Eliceo: Fortana, Merlot, Sauvignon e Bianco del Bosco. Vini sapidi e leggeri, spesso frizzanti, fatti apposta per stare a tavola, e secondo noi per il pesce.

    Cos'è la Fortana?
    È il vitigno principe del Bosco Eliceo, chiamato anche "Uva d'Oro". Dà un vino fresco, sapido, spesso frizzante, oggi anche in versione rosé spumante.

    Se passate

    Il Bosco Eliceo non è un vino che ti cambia la vita al primo sorso. È meglio di così: è un vino che ti racconta dove sei. La sabbia, il mare a due passi, le valli alle spalle.

    Noi lo teniamo lì, accanto agli altri vignaioli artigianali che ci piacciono, e lo apriamo volentieri per chi ha voglia di capire da dove arriva. Se vi va di provarlo, con un fritto o davanti a un piatto d'anguilla, il tavolo è pronto. E se preferite cominciarlo da soli, in giro per i Lidi: fatelo. Anche quello, in fondo, è nuvolare.

  • Cosa ci piace questo mese: settembre a Ferrara

    Cosa ci piace questo mese: settembre a Ferrara

    Le sere si accorciano di poco. La luce si fa più bassa, più dorata. E Ferrara, dopo l'estate, si riempie di nuovo.

    Settembre è il mese che preferiamo per ricominciare. La città torna a vivere di giorno, le biciclette riprendono le strade, e in campagna è tempo di raccolto. Gli eventi di settembre a Ferrara seguono lo stesso passo: un mercato che porta l'Europa in viale, la vendemmia che profuma le sere, e sul finire del mese le valli che si risvegliano con l'anguilla. Ecco cosa ci piace.

    L'Europa in viale: il Mercato Europeo

    Dal 18 al 20 settembre 2026 torna il Mercato Europeo, L'EuropAFerrara, in viale Alfonso I d'Este. Oltre cento espositori, banchi da mezza Europa, ingresso libero.

    È una di quelle cose che ci mettono allegria: si passeggia sotto gli alberi del viale, si assaggia un formaggio che non si conosceva, si torna a casa con qualcosa di strano in borsa. Non serve un programma. Basta un pomeriggio libero e un po' di curiosità.

    Il tempo della vendemmia

    Settembre, qui intorno, è il mese in cui si raccoglie. Anche sulle sabbie del Bosco Eliceo, la DOC del litorale ferrarese, dove la vite cresce su terreni fatti quasi solo di sabbia, a due passi dal mare.

    A noi la vendemmia piace per quello che promette. Sono le mani dei vignaioli che conosciamo, le cassette piene, la stanchezza buona di fine giornata. È la parte del vino che non si vede nel calice, ed è quella a cui teniamo di più. Se volete saperne di più, vi abbiamo raccontato qui i vini delle sabbie e i vignaioli che ci piacciono.

    Le valli si risvegliano: la Sagra dell'Anguilla

    Il 26 settembre si apre la stagione che più ci somiglia. A Comacchio torna la Sagra dell'Anguilla, su tre fine settimana: 26 e 27 settembre, 3 e 4 ottobre, 10 e 11 ottobre 2026.

    L'anguilla è la regina delle valli. Nasce lontanissimo, nel Mar dei Sargassi, e passa anni nelle acque di Comacchio prima di essere pescata con i lavorieri, gli antichi sbarramenti delle valli. La stagione di pesca va da ottobre a dicembre: la sagra, in pratica, la saluta in anticipo. L'anguilla marinata tradizionale delle Valli di Comacchio è Presidio Slow Food, e vale da sola il viaggio.

    Il nostro consiglio: una domenica a Comacchio, a piedi tra i canali, e poi la sera a tavola. Il mare e le valli sono il nostro territorio liquido, e settembre è il momento in cui si fanno sentire di più.

    Nel piatto e nel bicchiere

    In cucina è un passaggio di stagione. L'estate lascia ancora qualcosa, l'autunno bussa. Paolo segue quello che arriva, giorno per giorno, e spesso i piatti migliori sono i fuori menù, raccontati a voce.

    Nel bicchiere, con l'anguilla, il territorio ha la risposta pronta: la Fortana frizzante del Bosco Eliceo. Acidità e bolla sgrassano, la sapidità del vino chiama quella della valle. Un abbinamento di casa, e ancora il nostro preferito.

    Domande frequenti

    Quando si tiene il Mercato Europeo a Ferrara nel 2026?
    Il 18, 19 e 20 settembre 2026, in viale Alfonso I d'Este. L'ingresso è libero.

    Quando è la Sagra dell'Anguilla di Comacchio 2026?
    Su tre fine settimana: 26 e 27 settembre, 3 e 4 ottobre, 10 e 11 ottobre 2026, nel centro di Comacchio.

    Che vino bere con l'anguilla?
    A noi piace la Fortana frizzante del Bosco Eliceo: la bolla e l'acidità bilanciano la grassezza dell'anguilla.

    Se passate

    Settembre è il mese in cui la città torna a casa, e noi con lei. Se passate per il mercato, per la sagra, o solo per una sera più fresca, il tavolo è pronto. Si parla di quello che è arrivato oggi, si stappa una bottiglia del territorio, si sta bene.

    Vi aspettiamo. Senza fretta.

  • Cosa mangiare a Ferrara: i piatti che raccontano la città (e dove finisce il mare)

    Cosa mangiare a Ferrara: i piatti che raccontano la città (e dove finisce il mare)

    Se vi state chiedendo cosa mangiare a Ferrara, sappiate che è una città con due cucine in una sola. Da una parte la corte degli Este, il fasto del banchetto rinascimentale, la zucca e il maiale dell'entroterra. Dall'altra l'acqua: le valli, il Delta del Po, l'anguilla e il pesce azzurro. Noi delle Nuvole stiamo dalla parte dell'acqua, siamo una trattoria di pesce, ma a Ferrara terra e acqua si tengono per mano da sempre, e non si capisce l'una senza l'altra.

    Allora, cosa mangiare a Ferrara? Ecco la nostra passeggiata: otto piatti che raccontano la città, dalla tavola dei duchi fino a dove finisce il mare. Per ciascuno: da dove viene, cos'è, e come ci piace a noi.

    Dalla corte degli Este

    La cucina ferrarese nasce nel Rinascimento, quando alla corte estense il banchetto era una forma d'arte. Lo "scalco", chi organizzava il banchetto, contava più del cuoco. Due nomi tornano in ogni racconto onesto di questa cucina: Cristoforo da Messisbugo, il cui ricettario esce nel 1549, e Giovan Battista Rossetti, con il suo Dello Scalco del 1584. Da lì partono quasi tutti i piatti che seguono.

    1. Cappellacci di zucca ferraresi

    L'origine. Sono IGP dal 2016, e la pasta all'uovo ferrarese è documentata già nel 1549 da Messisbugo. La zucca è coltivazione di queste campagne dal 1570.

    Cosa sono. Pasta all'uovo ripiena di zucca gialla "violina" cotta al forno, formaggio, pangrattato, un pizzico di noce moscata. La forma ricorda il cappello di paglia del contadino, in dialetto caplaz. Una cosa che diciamo sempre: i cappellacci ferraresi non hanno gli amaretti, non sono i tortelli mantovani.

    Come ci piacciono. Il classico: burro fuso e salvia, che lascia parlare la zucca. E nel bicchiere un bianco maturo e sapido del litorale, un Bosco Eliceo: la sapidità del mare addosso a un piatto di terra. Ecco, già al primo piatto, terra e acqua che si parlano.

    2. Salama da sugo

    L'origine. Insaccato IGP, di radici rinascimentali: la prima citazione è del 1492, e c'è una lettera di Lorenzo de' Medici al duca Ercole I d'Este che ringrazia per il dono "prezioso e graditissimo".

    Cosa è. Carni suine con vino rosso e spezie (noce moscata, cannella, chiodi di garofano), insaccate nella vescica di maiale, legata "a melone", stagionate fino a un anno. Si cuoce a vapore, sospesa sull'acqua bollente, per circa cinque ore. Pazienza pura.

    Come ci piace. Calda, affettata, con il purè di patate. Accanto, una Fortana frizzante del Bosco Eliceo: acidità e bolla sgrassano e bilanciano la grassezza. È il piatto più "da corte" della lista: importante, ricco, da occasione.

    3. Pasticcio di maccheroni alla ferrarese

    L'origine. Attenzione qui: non è IGP. È oggetto di un progetto di De.Co., Denominazione Comunale d'Origine del Comune di Ferrara. Discende dai "pastelli" di carne medievali e rinascimentali, e i maccheroni arrivano dal Sud con il matrimonio del 1473 tra Ercole d'Este ed Eleonora d'Aragona, figlia del Re di Napoli.

    Cosa è. Un guscio di pasta frolla dolce ripieno di maccheroni, ragù, besciamella e tartufo, a cupola, cotto al forno. Il bello è il contrasto: dolce fuori, salato dentro. Tradizionalmente è un piatto di Carnevale.

    Come ci piace. Come una piccola meraviglia barocca da tagliare a tavola. Chi pensa al "timballo" del Gattopardo non è lontano: stessa idea di pasta nascosta sotto una crosta.

    4. Coppia ferrarese

    L'origine. Il pane IGP della città. Messisbugo lo cita nel 1547 come "pane intorto", nei conti di spesa per la tavola del principe Alfonso II. Quel pane intorto è la Coppia di oggi.

    Cosa è. Due bracci ritorti che formano un "ventaglio di quattro corna", le punte si chiamano crostini. Crosta secca e croccante come un grissino, cuore morbido. (C'è anche una leggenda che la lega ai boccoli di Lucrezia Borgia: graziosa, ma è leggenda, non storia.)

    Come ci piace. Come pane da trattoria, semplicemente. Quei crostini croccanti sono fatti apposta per rompersi e raccogliere un sugo, o per accompagnare un calice in attesa che arrivi il primo.

    E poi finisce il mare

    Qui scendiamo verso l'acqua, ed è casa nostra. Le Valli di Comacchio stanno nel Parco del Delta del Po, tra Po, Reno e Adriatico: canneti, specchi salmastri, l'unico delta d'Italia, Patrimonio UNESCO insieme a Ferrara. Da sempre lì si pesca e si alleva: anguille, branzini, gamberetti di valle.

    5. Anguilla marinata di Comacchio

    L'origine. Anche questa non è IGP: è un Presidio Slow Food. Il metodo di marinatura è codificato addirittura dal Regolamento del 1818, e si lavora ancora alla Manifattura dei Marinati di Comacchio, nella "Sala dei Fuochi" con dodici grandi camini.

    Cosa è. Anguilla selvatica di valle, cotta allo spiedo e messa in salamoia: per ogni litro di aceto di vino bianco, circa 70 grammi di sale di Cervia, un bicchiere d'acqua, una foglia d'alloro. L'anguilla nasce nel Mar dei Sargassi e torna a chiudere il cerchio qui; si pesca con i lavorieri, da ottobre a dicembre. Dicono che a Comacchio dell'anguilla esistano quarantotto ricette.

    Come ci piace. È il piatto-bandiera delle valli, il più nostro per spirito. Aceto, sale, fumo di legna: severo e bellissimo. Sull'aceto della marinatura noi andiamo volentieri su un Sauvignon del Bosco Eliceo, asciutto e leggermente acidulo, che bilancia la grassezza dell'anguilla.

    6. Brodetto di valle

    L'origine. La zuppa di pesce dell'Adriatico nasce a bordo dei pescherecci, per recuperare il pescato meno pregiato. Sul versante ferrarese il riferimento è quello di valle: il brodetto d'anguilla "a becco d'asino" di Comacchio.

    Cosa è. Anguilla con cipolla, aceto e conserva di pomodoro; d'inverno c'è anche la variante con la verza. Cucina povera, di recupero, di pazienza.

    Come ci piace. Fondo, lento, da scarpetta. È il piatto che racconta meglio la vita delle valli: niente di prezioso negli ingredienti, tutto nel tempo e nella mano. Qui, sui piatti acidi del comacchiese, la Fortana ferma del Bosco Eliceo regge meglio dei bianchi. (E un brodetto di valle non è un "piatto ferrarese DOP", non lo è nessuno: è tradizione, e va benissimo così.)

    7. Pesce azzurro: sardoncini e alici

    L'origine. Sarde e alici dell'Adriatico, il pesce azzurro del litorale ferrarese-romagnolo. Ai Lidi di Comacchio si preparano fritti e poi marinati con aceto e alloro, la stessa logica "all'antica" dell'anguilla.

    Cosa è. Pesce povero, abbondante, sostenibile. Fritto e marinato, oppure scottadito sulla griglia.

    Come ci piace. Tanto. È il cuore di una trattoria di mare onesta: niente trofei, solo freschezza. Sardoncini caldi, una bollicina contadina del Bosco Eliceo, e si sta bene senza fretta.

    8. Pampapato di Ferrara

    L'origine. Il dolce IGP dal 2015. Nasce nel Cinquecento nel convento di clausura del Corpus Domini: le monache preparavano un pane speziato per gli alti prelati a Natale. La forma richiama il copricapo del cardinale, il "pane del papa". La copertura di cioccolato, invece, è un'idea recente: un pasticcere ferrarese nel 1902.

    Cosa è. Una calotta di mandorle, canditi, cacao, noce moscata e cannella, ricoperta di cioccolato fondente. Uno dei rari dolci senza grassi aggiunti.

    Come ci piace. A fine pasto, a pezzetti, con calma. Chiude il cerchio: si era partiti dal banchetto degli Este, e si finisce con un dolce nato accanto alla loro corte.

    (Una nota, perché ci tiene chi cucina: la torta tenerina, l'altro grande dolce ferrarese, non è IGP, è un Prodotto Agroalimentare Tradizionale, un PAT. Buonissima lo stesso.)

    Domande frequenti

    Qual è il piatto tipico di Ferrara?
    Non ce n'è uno solo: la città vive di una coppia. Se dobbiamo scegliere il simbolo della tavola di terra, i cappellacci di zucca; se quello dell'acqua, l'anguilla di Comacchio. Insieme raccontano Ferrara meglio di qualunque piatto singolo.

    I cappellacci di zucca sono IGP?
    Sì, sono IGP dal 2016. Attenzione invece a non chiamare IGP tutto il resto: il pasticcio di maccheroni è un progetto De.Co. comunale, la tenerina è un PAT, l'anguilla di Comacchio è un Presidio Slow Food. Sono riconoscimenti diversi, e confonderli è l'errore più comune.

    Dove si mangia il pesce a Ferrara?
    Il filo da seguire è quello delle valli: anguilla, brodetto di valle, pesce azzurro dell'Adriatico, e le piccole ostriche di Goro del nostro Delta. Cercate i posti che ragionano per stagione e per territorio, più che per nome altisonante. E sì, anche da noi: è esattamente questo che proviamo a portare in tavola.

    Se passate da queste parti

    Otto piatti non sono Ferrara intera, è una passeggiata, non un censimento. Ma se li mettete in fila, dalla corte estense fino a dove l'acqua si fa salmastra, avete capito di che pasta è fatta questa città: doppia, tra fasto e valle, tra zucca e anguilla.

    Noi stiamo dalla parte del mare e delle valli, con i vini delle sabbie in cantina. Se vi va di provare questo lato di Ferrara, il tavolo è pronto. E se finite a Comacchio davanti a un piatto d'anguilla che non è il nostro, va benissimo lo stesso: è sempre la stessa storia, ed è una bella storia.

  • Cosa ci piace questo mese: agosto a Ferrara

    Cosa ci piace questo mese: agosto a Ferrara

    Una sera d'agosto, le persiane socchiuse, l'aria che finalmente si muove. La città è più lenta, e va bene così.

    Agosto a Ferrara è fatto di due tempi. Le prime settimane sono tranquille: il centro si svuota, chi resta cammina senza fretta, e anche noi respiriamo un po' di più. Poi, sul finale, la città cambia ritmo di colpo. È il mese degli eventi di agosto a Ferrara che si accendono tutti insieme, quando le strade si riempiono di musica. Ecco cosa ci piace, questo mese.

    La città si accende: il Buskers Festival

    L'appuntamento clou arriva a fine mese. Il Ferrara Buskers Festival torna dal 26 al 30 agosto 2026 nel centro storico: musica e arte di strada che prendono possesso di vie e piazze, con la tradizionale anteprima a Comacchio nei giorni precedenti.

    È uno di quei momenti in cui Ferrara dà il meglio. Si cammina senza meta, si gira l'angolo e c'è un suono nuovo: un violino, un coro, qualcosa che non ti aspettavi. Le cose migliori, spesso, non erano previste.

    Un consiglio pratico, da chi sta in sala tutte le sere: nelle serate del festival il centro si riempie. Se volete cenare con calma tra uno spettacolo e l'altro, conviene pensarci un attimo prima. Poi tornare fuori, nella musica.

    Il richiamo del mare e dei Lidi

    Agosto, da queste parti, è anche un'altra cosa: la voglia di mare. I Lidi ferraresi sono lì a un passo, ed è il momento giusto per andarci. Una giornata in spiaggia, il rumore dell'acqua, e la sera che scende piano.

    C'è uno spirito estivo che amiamo: una notte d'estate, luci soffuse, vino fresco, una tavola da condividere. Non vi diamo programmi né date di serate al mare, quelle cambiano, e preferiamo non promettere ciò che non possiamo garantire.

    Quello che possiamo dirvi è cosa portano i Lidi nel piatto. Il pesce azzurro dell'Adriatico, sardoncini, alici, è cucina povera e identitaria insieme: fritti e poi marinati con aceto e alloro, alla maniera antica, oppure "scottadito", sulla griglia. È il sapore dell'estate sulla costa ferrarese, ed è esattamente ciò che ci piace mettere in tavola ora.

    Cosa c'è di buono ora, nel piatto

    La stagione comanda. D'estate il pesce azzurro è di casa: piccolo, saporito, onesto. Lo trattiamo con poco, un po' di fuoco, un'acidità, un'erba, perché è già buono così.

    È la materia prima che fa il piatto. Mare e valli, il nostro territorio liquido fatto di sabbia, acqua e sale. Da lì parte tutto, e a noi piace raccontarlo a voce, tavolo per tavolo.

    E nel bicchiere: un fresco del territorio

    Col caldo, il vino lo vogliamo fresco e con un po' di vivacità. Per fortuna il territorio ce l'ha in casa.

    Sono i vini delle sabbie del Bosco Eliceo, la DOC del litorale ferrarese, dove i terreni sono fatti quasi solo di sabbia. Vini di grado contenuto, buona acidità e una nota leggermente salina che arriva dal mare lì vicino. La Fortana, il vitigno principe, in versione frizzante è una di quelle bottiglie che chiediamo spesso d'estate: bolla, freschezza, niente pretese. Sta benissimo con il pesce.

    Poi ci sono i vignaioli artigianali che amiamo, i rifermentati in bottiglia, vivi e salini, da stappare senza cerimonie su un fritto. È la nostra idea di cantina: piccola, in movimento, di qui.

    Domande frequenti

    Quando si tiene il Buskers Festival a Ferrara nel 2026?
    Il Ferrara Buskers Festival si svolge dal 26 al 30 agosto 2026 nel centro storico, con la tradizionale anteprima a Comacchio nei giorni precedenti.

    Vale la pena visitare Ferrara nelle prime settimane di agosto?
    Sì, se cercate una città più lenta. Le prime settimane sono tranquille: si gira con calma, e i Lidi ferraresi sono a un passo per una giornata di mare.

    Quale vino del territorio bere col pesce d'estate?
    A noi piacciono i vini delle sabbie del Bosco Eliceo: freschi, leggermente salini, e la Fortana frizzante che con il pesce ci sta proprio bene.

    Se passate

    Agosto è il nostro mese lento e poi all'improvviso pieno di musica. Se siete in città, per il festival, per il mare, o solo per una sera senza fretta, il tavolo è pronto. Si parla del pesce di oggi, si sceglie una bottiglia fresca, si sta bene.

    Vi aspettiamo. E se ci conoscete già, sapete che la cosa più bella è quando tornate.

  • Ferrara con i bambini: una giornata tra mura, castello e nuvole

    Ferrara con i bambini: una giornata tra mura, castello e nuvole

    Un bambino, in macchina, che chiede dove andiamo. E noi che diciamo: a guardare le nuvole. Funziona quasi sempre. Perché Ferrara, vista dall'altezza di chi ha sette anni, è una città fatta apposta: piatta, lenta, con i muri rossi che sembrano un castello da disegnare e tanto cielo sopra. Qui sotto, in fondo, ci siamo anche noi.

    Se vi state chiedendo cosa fare a Ferrara con i bambini senza trasformare la giornata in una marcia forzata da museo a museo, vi raccontiamo come la vivremmo noi. Una cosa per volta, con le pause giuste. Niente fretta: è il nostro mestiere, in fondo.

    Si comincia in bici, sulle mura

    Ferrara è la città delle biciclette, e non per modo di dire. Circa il 90% dei ferraresi ne possiede almeno una, e un quarto degli spostamenti casa-scuola-lavoro si fa pedalando, su oltre 200 km di piste ciclabili. Tradotto per chi arriva con dei bambini: qui la bici è la regola, non l'eccezione. Le auto se lo aspettano.

    Il modo più bello di iniziare è salire sulle mura: un anello di circa 9 chilometri che abbraccia il centro storico, percorribile a piedi e in bici tra baluardi, torrioni e porte. Non serve farle tutte. Un pezzo basta e avanza. Si pedala sopra la città, all'ombra degli alberi, e i bambini corrono avanti senza il pensiero del traffico. Erba, ruote, fiato corto e qualche caduta morbida: la prima vera tappa è questa.

    Dal Corso Ercole I d'Este si raggiunge la Porta degli Angeli, un buon punto per salire o scendere. E se uno dei piccoli alza la testa e si ferma a guardare il cielo che cambia, ecco, lo capiamo bene anche noi.

    Il Castello, col fossato e le torri

    Poi c'è lui, il Castello Estense. Il simbolo della città: quattro torri, i mattoni rossi di cotto, le balaustre bianche, i ponti levatoi. E intorno, la cosa che ai bambini piace di più: il fossato pieno d'acqua. Un castello vero, con l'acqua attorno, in mezzo a Ferrara. Difficile spiegarlo, facile guardarlo.

    Ci si gira intorno, si conta le torri, si cercano i rivellini. La Torre dei Leoni si può salire, per chi ha gambe e voglia. Noi qui non vi diciamo orari né biglietti, cambiano spesso, e l'ultima cosa che vogliamo è mandarvi davanti a una porta chiusa: un controllo veloce sul sito ufficiale prima di partire e siete a posto.

    Anche solo da fuori, comunque, il Castello fa la sua figura. È di quei posti che restano addosso ai bambini più di tanti racconti.

    Il Parco Bassani, per correre davvero

    Dopo i muri e le torri, serve spazio. Tanto. Lo trovate al Parco Urbano Giorgio Bassani, la grande area verde a nord, tra le mura e il Po, intitolata allo scrittore ferrarese. È enorme, si parla di circa 1.200 ettari, quella che chiamano l'Addizione Verde. Qui i bambini possono finalmente correre senza che nessuno dica "attento".

    È il posto del picnic, del pallone, della coperta sull'erba. Quello in cui si arriva pieni di città e si riparte pieni d'aria. Portatevi qualcosa da mangiare e lasciateli liberi: un parco così, in fondo, è il museo migliore per chi ha pochi anni. E sopra, di nuovo, le nuvole. È quasi un'abitudine, da queste parti, mettersi a guardarle.

    Il Delta e i fenicotteri, se avete una giornata intera

    Se la voglia è di allargarsi oltre la città, il colpo grosso è il Delta del Po. Qui il grande fiume incontra l'Adriatico, e il turismo lo racconta come una destinazione fatta per le famiglie: escursioni in barca, in canoa, a cavallo, birdwatching, oasi da scoprire.

    La cosa che lascia a bocca aperta, grandi e piccoli, sono le Valli di Comacchio: si va in barca e si vanno a cercare i fenicotteri, rosa veri, in piedi nell'acqua bassa. Per i bambini è una specie di magia. D'estate ci sono anche proposte con guida per avvicinarsi all'avifauna e visitare i casoni dei pescatori lungo i canali.

    E se piove, o se serve un riparo all'ombra, a Comacchio c'è il Museo Delta Antico, pensato anche per i più piccoli: reperti della città etrusca di Spina, il carico di una nave naufragata oltre duemila anni fa, video immersivi, installazioni che si annusano e percorsi da toccare con le mani. Non il solito museo da guardare e basta.

    Una giornata, a misura di bambino

    Mettendo in fila le cose, una giornata sensata può essere così:

    1. Mura in bici, un pezzo dell'anello, partenza comoda dalla Porta degli Angeli. Sopra la città, all'ombra, senza traffico.
    2. Castello Estense, giro attorno al fossato, conta delle torri, salita alla Torre dei Leoni per i più grandicelli (orari sul sito ufficiale).
    3. Parco Bassani, corsa libera, pallone e picnic sull'erba. Il momento del fiato.
    4. Delta e Valli di Comacchio, la gita lunga, in barca, a caccia di fenicotteri. Da tenere per quando avete un giorno tutto vostro.

    Quattro tappe, ma non un obbligo. Anche solo le prime tre, fatte piano, sono già una bella giornata. Il segreto, con i bambini, è togliere, non aggiungere.

    Domande frequenti

    Cosa fare a Ferrara con i bambini?
    Il giro classico, senza stress: un pezzo delle mura in bici, il Castello Estense col suo fossato e le torri, e una corsa libera al Parco Bassani. Con una giornata in più, la gita al Delta del Po e ai fenicotteri delle Valli di Comacchio in barca. Poche cose, fatte con calma.

    Si può girare Ferrara in bici con i bambini?
    Sì, ed è il modo migliore. Ferrara è la città delle biciclette d'Italia: piste ciclabili ovunque e l'anello delle mura, circa 9 km tutti percorribili lontano dalle auto. Un pezzo alla volta, a misura delle loro gambe.

    E alla fine della giornata

    Quando i bambini sono stanchi nel modo giusto, quello buono, con le guance rosse e meno parole del solito, si torna a tavola. Noi siamo qui, una piccola trattoria di pesce, con il profumo dalla cucina e nessuna fretta. Non è un posto da bambini né un posto da grandi: è un posto da famiglia, che è un'altra cosa.

    Se passate, il tavolo è pronto. E se per caso fuori si è messo a nuvolare, fateglielo notare: a Ferrara, guardare le nuvole è già metà del divertimento.

  • Dove fare aperitivo a Ferrara: le zone, l’atmosfera, un calice di vino delle sabbie

    Dove fare aperitivo a Ferrara: le zone, l’atmosfera, un calice di vino delle sabbie

    L'ora buona è quella in cui la luce si abbassa e la città rallenta ancora un po'. Ferrara è già lenta di suo, silenziosa, a misura d'uomo, da attraversare a piedi e in bici, ma all'aperitivo si fa proprio mansueta. Si esce, ci si siede, si aspetta che la sera arrivi. E allora la domanda è semplice: dove fare aperitivo a Ferrara, e con quale calice in mano.

    Noi delle Nuvole abbiamo una piccola idea in proposito. Vi raccontiamo le zone, l'atmosfera che cambia da una piazza all'altra, e il vino che ci piace versare quando il sole se ne va: fresco, salino, di queste terre. Niente classifiche, niente indirizzi che cambiano di stagione. Solo i posti dove ha senso fermarsi, e il perché.

    Il Listone: Piazza Trento e Trieste

    Se uno arriva a Ferrara e chiede dove si fa l'aperitivo, prima o poi finisce qui. Piazza Trento e Trieste, il Listone, come la chiamano tutti, è il cuore della vita cittadina nel centro storico, lo spazio scenografico tra la Cattedrale e il suo museo.

    È la piazza delle occasioni: ampia, frequentata, di passaggio. Lungo il fianco della Cattedrale corre la Loggia dei Merciai, e da qui parte Via Mazzini. L'atmosfera è quella del vedo-e-saluto: ci si siede e prima o poi passa qualcuno che conosci. Buono per chi vuole stare nel mezzo delle cose, con la facciata del Duomo, quel suo intreccio di romanico e gotico, a fare da fondale mentre la luce cala.

    Via delle Volte: l'aperitivo all'ombra dei vòlti

    Cambiate poche centinaia di metri e cambia tutto. Via delle Volte è la Ferrara medievale, una delle vie più suggestive della città: l'asse della "Ferrara lineare" cresciuta tra il VII e l'XI secolo. Il nome viene dai vòlti, i passaggi aerei e gli archi che un tempo collegavano i magazzini sulla riva del fiume alle botteghe verso il centro.

    Qui l'atmosfera è raccolta, un po' segreta. Pietra, mattone, ombra. Edifici trecenteschi e quattrocenteschi che si chiudono sopra la testa. È la zona giusta per un aperitivo lento, di quelli che diventano cena senza accorgersene. Meno vetrina, più conversazione.

    Zona Castello: il fossato e le quattro torri

    Poi c'è il Castello Estense, il simbolo di Ferrara: quattro torri nel fossato, mattoni rossi di cotto, balaustre bianche, ponti levatoi. Sedersi qui all'aperitivo ha un che di teatrale, l'acqua intorno, la mole che si fa scura mentre il cielo resta chiaro ancora un attimo.

    È la zona più "da cartolina", e va benissimo così: certe sere vale la pena di un calice solo per guardare la Torre dei Leoni da sotto. Da qui, volendo, ci si allunga verso il Corso Ercole I d'Este, l'asse prospettico monumentale lungo quasi due chilometri, fino alla Porta degli Angeli e all'anello delle mura, nove chilometri di verde da fare a piedi o in bici. Non è più aperitivo: è il dopo. Ma è bello sapere che c'è.

    Una chicca: l'osteria più antica del mondo

    Non resistiamo. Se l'aperitivo ferrarese ha un luogo-simbolo, è l'Enoteca Al Brindisi, accanto al Duomo, in Via Guglielmo degli Adelardi: considerata l'osteria più antica del mondo, documentata fin dal 1435 (allora Hostaria del Chiucchiolino). Nel Quattrocento ci si arrivava in barca. Più "aperitivo di territorio" di così è difficile.

    Lo citiamo con piacere, perché la generosità a Ferrara conviene a tutti: una città con un'osteria di sei secoli è una città dove l'idea stessa di fermarsi a bere un calice ha radici profonde.

    Cosa si beve: il vino delle sabbie

    E qui entriamo in casa nostra. Perché l'aperitivo, a Ferrara, può essere un gesto di territorio invece che un calice qualunque.

    A pochi chilometri dal centro, tra la provincia, il Delta del Po e la costa adriatica, nasce la DOC Bosco Eliceo, i "vini delle sabbie", chiamati così perché crescono su terreni fatti fino al 95-97% di sabbia, eredità del Po, del Reno e delle bonifiche. Il vitigno principe è la Fortana, la vecchia "Uva d'Oro" coltivata da secoli da queste parti.

    Sono vini con un'anima precisa: grado alcolico contenuto (intorno al 10,5-11%), buona acidità, e quella nota leggermente salina che arriva dal mare lì accanto. Leggeri, piacevoli, spesso frizzanti. In una parola: fatti per l'aperitivo. La sapidità della sabbia, in fondo, è la stessa cosa che cerchiamo nel pesce di queste valli, è il filo che lega la vigna alla tavola.

    Da provare, quando capita, anche la Fortana Rosé, lo spumante che il Consorzio propone proprio come aperitivo, un rosato di territorio invece del solito bianco anonimo. E se vi piacciono i vini vivi, cercate i rifermentati in bottiglia dei piccoli vignaioli del Bosco Eliceo, come quelli di Mirco Mariotti: vigne a piede franco a poche centinaia di metri dall'Adriatico, "bollicine contadine" saline e un po' selvatiche. Niente champagne. Qualcosa di più nostro.

    Il nostro aperitivo

    Noi siamo una trattoria di pesce, non un bar da piazza, ma un calice prima di sedersi sappiamo cosa significa. La cantina di Eli è "sempre in movimento", fatta di vignaioli artigianali e vini naturali, e il vino delle sabbie è di casa: lo stappiamo volentieri quando comincia la sera, magari con qualcosa di mare a portarvi dentro il pasto senza fretta.

    Se l'aperitivo nelle piazze vi mette voglia di restare, il passo dalla Fortana a una tavola di pesce è più corto di quanto sembri. Ma questa, semmai, è un'altra serata.

    Domande frequenti

    Dove si fa l'aperitivo a Ferrara?
    Le zone classiche sono tre: il Listone (Piazza Trento e Trieste), il cuore frequentato della città vicino al Duomo; Via delle Volte, la via medievale più raccolta e suggestiva; e la zona del Castello Estense, scenografica, con il fossato e le torri. Accanto al Duomo c'è anche Al Brindisi, l'osteria più antica del mondo, documentata dal 1435.

    Cosa si beve in aperitivo a Ferrara?
    Il calice di territorio è il vino delle sabbie del Bosco Eliceo: la Fortana fresca e leggermente salina, spesso frizzante, e la Fortana Rosé proposta proprio come aperitivo. In alternativa, i rifermentati in bottiglia dei piccoli vignaioli del Bosco Eliceo, vini vivi e sapidi, nati su vigne a pochi passi dal mare.

    Se passate

    Ferrara è una città che premia chi rallenta. Scegliete la piazza che vi somiglia, ordinate un calice di queste sabbie, e lasciate che la luce faccia il suo lavoro. Poi, se vi viene fame e voglia di mare, sapete dove siamo: il tavolo è pronto, senza fretta.

  • Ferrara in un giorno, a piedi e in bici: la città del Rinascimento

    Ferrara in un giorno, a piedi e in bici: la città del Rinascimento

    Una città che si gira con calma. Mattoni rossi, strade larghe che finiscono in prospettiva, vicoli medievali che sbucano dove non te lo aspetti. Ferrara non ha fretta, e nemmeno noi.

    Se vi state chiedendo cosa vedere a Ferrara in un giorno, la risposta breve è: più di quanto pensiate, e senza correre. È una città piccola, piatta, fatta apposta per le gambe e per la bici. Qui sotto vi raccontiamo la giornata come la faremmo noi delle Nuvole, partendo dal Castello, arrivando alla sera. Che, per inciso, è il momento che preferiamo.

    Ferrara, città del Rinascimento (e patrimonio dell'umanità)

    Partiamo da una cosa che a Ferrara si dà per scontata, e non dovrebbe. Dal 1995 la città è Patrimonio Mondiale UNESCO con il nome di "Ferrara, città del Rinascimento, e il suo Delta del Po"; l'iscrizione è stata poi estesa nel 1999 per includere il Delta e le Delizie Estensi.

    L'UNESCO la descrive come la prima città a mettere l'armonia delle prospettive urbane davanti alla bellezza del singolo edificio. In parole nostre: non conta solo il palazzo, conta come lo guardi arrivandoci da lontano. È una cosa che si capisce camminando, più che leggendo. Tenetelo a mente: tornerà utile più avanti, quando ci infiliamo nel quartiere che ha reso Ferrara famosa tra gli urbanisti di mezzo mondo.

    Il Castello Estense, da dove si parte sempre

    Il Castello Estense è il simbolo della città, ed è lì che ci si dà appuntamento. Quattro torri, il fossato pieno d'acqua, i mattoni di cotto rossi, le balaustre bianche, i ponti levatoi. Una fortezza vera, medievale, ancora intera. La Torre dei Leoni si può salire: da lassù si capisce in un colpo d'occhio com'è fatta Ferrara, il vecchio che incontra il nuovo.

    Da qui in poi le distanze sono ridicole. Tutto quello che vi raccontiamo si tiene in poche centinaia di metri l'uno dall'altro. Per questo Ferrara si fa bene in un giorno: non perdete tempo a spostarvi, lo spendete a guardare.

    La Cattedrale, il Listone e l'ex ghetto

    A due passi dal Castello c'è Piazza Trento e Trieste, quella che i ferraresi chiamano il Listone: per molti è il cuore della città, lo spazio aperto e scenografico dove la gente passa, si ferma, si dà appuntamento.

    Su un lato si apre la Cattedrale di San Giorgio Martire, il Duomo. La facciata è un dialogo tra due epoche: la parte bassa romanica, iniziata nel 1135, con il San Giorgio che uccide il drago firmato dallo scultore Nicholaus; la parte alta gotica. Lungo la piazza corre la Loggia dei Merciai, le vecchie botteghe addossate alla chiesa. L'ingresso è gratuito.

    Dal Listone parte Via Mazzini, che era, si dice, la strada principale dell'antico Ghetto Ebraico. È un pezzo di Ferrara che vale la pena conoscere: qui c'è il MEIS, il Museo Nazionale dell'Ebraismo Italiano e della Shoah, in Via Piangipane, che racconta oltre duemila anni di storia degli ebrei in Italia. Se avete tempo e voglia, è una sosta che lascia il segno.

    Via delle Volte, la Ferrara medievale

    Adesso un consiglio da chi a Ferrara ci vive. Infilatevi in Via delle Volte.

    È una via medievale, l'asse della Ferrara antica cresciuta tra il VII e l'XI secolo. Il nome viene dai vòlti: i passaggi sospesi e gli archi che, un tempo, collegavano i magazzini sulla riva del fiume alle case-bottega verso il centro. Oggi il fiume non c'è più, ma gli archi sì. Penombra, sassi, edifici di sei e settecento anni fa. È la Ferrara più segreta, e nelle giornate di luce bassa è anche la più bella da fotografare.

    Palazzo dei Diamanti e l'Addizione Erculea

    Ed eccoci alla parte che fa di Ferrara un caso da manuale. Imboccate il Corso Ercole I d'Este: un asse dritto, lungo quasi due chilometri, che dal Castello tira fino alle mura a nord. Non incrocia mai un negozio, non un'insegna. Solo palazzi e prospettiva.

    È il cuore dell'Addizione Erculea, l'ampliamento che nel 1492 Ercole I d'Este affidò all'architetto Biagio Rossetti. Rossetti raddoppiò la città verso nord con un impianto ortogonale, razionale, e fuse il nucleo medievale con la nuova espansione. È per questo che Ferrara viene spesso indicata come uno dei primissimi esempi di città moderna in Europa, quella che, dicono, inventò il concetto di piano regolatore.

    Al centro del Corso si apre il Quadrivio degli Angeli, lo snodo scenografico dove si affacciano quattro palazzi. Il più famoso è il Palazzo dei Diamanti: deve il nome al rivestimento esterno, circa 8.500 blocchi di marmo bianco venato di rosa, tagliati a punta di diamante. Cambia colore con la luce del giorno. Dentro ci sono la Pinacoteca Nazionale e le grandi mostre internazionali. Vale la pena dare un'occhiata alla programmazione prima di partire, perché cambia di stagione in stagione.

    Palazzo Schifanoia e il Salone dei Mesi

    Se vi resta energia (e curiosità), c'è un altro posto che teniamo nel cuore: Palazzo Schifanoia, e dentro il suo Salone dei Mesi.

    È uno dei massimi cicli di affreschi del Rinascimento, dipinto tra il 1468 e il 1470 per volere di Borso d'Este dai pittori dell'Officina Ferrarese, Francesco del Cossa ed Ercole de' Roberti tra loro. Dei dodici mesi originari ne restano leggibili sette, da Marzo a Settembre: divinità, segni zodiacali, scene di corte. Un calendario dipinto, affollato di vita. Il nome del palazzo, "Schifanoia", voleva dire più o meno "schiva la noia". Una dichiarazione d'intenti che ci piace parecchio.

    Le mura: 9 km di anello verde, meglio in bici

    Chiudiamo il cerchio dove Ferrara dà il meglio di sé per chi vuole stare all'aperto: le mura.

    Circondano il centro storico per circa nove chilometri, un anello continuo tra baluardi, torrioni e porte, completamente percorribile a piedi e in bicicletta. Dal Corso Ercole I d'Este si raggiunge la Porta degli Angeli, dove l'Addizione Erculea tocca il bordo nord della città. Quassù è tutto verde, silenzio e biciclette. E qui Ferrara si toglie la maschera del libro di storia e torna a essere semplicemente un bel posto dove respirare.

    Un dettaglio che dice tutto: a Ferrara circa il 90% delle persone ha una bicicletta, e c'è chi la chiama la città più ciclabile d'Italia, con oltre duecento chilometri di piste. Se potete, prendetene una. La città è piatta e le distanze cortissime: pedalare qui non è sport, è il modo naturale di muoversi.

    La sera, da noi

    A questo punto è quasi buio, le gambe hanno camminato, e Ferrara si svuota piano. È l'ora che preferiamo. La luce cala, i mattoni si scaldano di arancio, e viene voglia di fermarsi.

    Noi siamo qui, una piccola trattoria di pesce a quattro mani: Paolo in cucina, Eli in sala e in cantina, con i suoi vignaioli artigianali. Il mare e le valli del nostro territorio, qualche fuori menù raccontato a voce, vino buono e nessuna fretta. Dopo una giornata passata a guardare in alto, ci sembra il giusto modo di chiuderla: seduti, con calore, davanti a qualcosa di buono.

    Se passate da queste parti, il tavolo è pronto.

    Domande frequenti

    Cosa vedere a Ferrara in un giorno?
    Bastano poche ore per il cuore della città: Castello Estense, la Cattedrale e il Listone, Via Mazzini con l'ex ghetto, Via delle Volte medievale, il Corso Ercole I d'Este con Palazzo dei Diamanti, e un giro sulle mura. Se avanza tempo, Palazzo Schifanoia con il Salone dei Mesi. Tutto vicino: non serve correre.

    Ferrara è patrimonio UNESCO?
    Sì. Dal 1995 è Patrimonio Mondiale UNESCO come "Ferrara, città del Rinascimento", e dal 1999 il riconoscimento include anche il suo Delta del Po e le Delizie Estensi.

    Ferrara si gira meglio a piedi o in bici?
    Entrambe le cose funzionano: il centro è piccolo e si fa benissimo a piedi. Ma è una città piatta e ciclabilissima, tra le più ciclabili d'Italia, quindi per le mura e per allungarsi un po' la bici è la scelta naturale.

  • Cosa ci piace questo mese: luglio a Ferrara

    Cosa ci piace questo mese: luglio a Ferrara

    Luglio a Ferrara è la città che resta fuori fino a tardi. Le piazze si riempiono di musica, l'aria sa di sera, e a tavola si cambia passo: più crudo, più fresco, più leggero. Ecco cosa ci piace questo mese, in città e da noi.

    Se cercate cosa fare tra gli eventi di luglio a Ferrara, e poi un posto dove sedervi prima o dopo, vi raccontiamo come lo viviamo noi.

    Cosa succede in città

    Questo mese la città suona. Due rassegne tengono banco, e si incrociano nel cuore di Ferrara.

    1. Ferrara Summer Festival, i grandi concerti in Piazza Ariostea, fino al 26 luglio. Tra gli appuntamenti annunciati, gli Helloween il 18 luglio. (Le date dei singoli concerti possono cambiare: un controllo last minute non guasta mai.)
    2. Ferrara Sotto le Stelle, il festival di musica indipendente, dal 20 al 28 luglio, nel Cortile del Castello Estense e alla Delizia di Benvignante, ad Argenta. Al Castello: Ministri il 22, The Notwist il 23, Emma Nolde il 25.

    Sono due anime diverse della stessa estate: la piazza grande e il cortile del Castello. A noi piacciono entrambe. E piace l'idea di una cena prima, con calma, e poi due passi verso la musica.

    Cosa c'è di buono adesso, nel piatto

    D'estate la cucina si alleggerisce da sola. Fa caldo, e il pesce lo chiede.

    In questo periodo lavoriamo molto sul crudo e sul pesce nella sua versione più diretta: poco fuoco, materia prima che parla da sola. Tornano le ostriche mignon di Goro, un piccolo prodotto del nostro territorio, che a Paolo piace raccontare a voce.

    C'è spazio anche per il pesce azzurro: sarde e alici dell'Adriatico, la cucina povera del litorale nobilitata da una frittura ben fatta o da una marinatura all'antica, con aceto e alloro. Niente di complicato. Cose buone.

    E poi c'è il fuori carta di mare, che a luglio cambia spesso: lo decide il mercato, lo racconta Paolo al tavolo. Seppia, il suo nero, qualche crudo del giorno. Finché resta.

    E nel bicchiere

    Col pesce d'estate, il vino lo scegliamo fresco e sapido. La nostra idea del mese arriva da vicino: i vini delle sabbie del Bosco Eliceo, quelli che nascono su terreni fatti quasi tutti di sabbia, a pochi metri dall'Adriatico.

    Ci piace la Fortana Rosé, lo spumante da Uva d'Oro: nato come aperitivo, ma sta benissimo anche col pesce. In alternativa, un bianco del Bosco Eliceo, leggero e con quelle note leggermente saline che vengono dal mare. Gradazione contenuta, freschezza, bolla: perfetto per una sera di luglio.

    È il filo che ci piace di più: vino e pesce che nascono dallo stesso paesaggio liquido, fatto di sabbia, valli e sale. La sapidità che lega vigna e piatto.

    Domande frequenti

    Quali sono i grandi eventi a Ferrara a luglio 2026?
    Soprattutto due rassegne musicali: il Ferrara Summer Festival in Piazza Ariostea (fino al 26 luglio) e Ferrara Sotto le Stelle, tra il Castello Estense e Argenta, dal 20 al 28 luglio. Le date dei singoli concerti possono variare: meglio verificare sui canali ufficiali prima di partire.

    Cosa conviene mangiare in questa stagione?
    Pesce nella sua versione estiva: crudi, ostriche di Goro, pesce azzurro. E il fuori carta di mare, che cambia di giorno in giorno. Lo raccontiamo al tavolo.

    Che vino abbinare al pesce d'estate?
    Un vino fresco e sapido. A noi in questo momento piacciono i vini delle sabbie del Bosco Eliceo: la Fortana Rosé o un bianco leggero, con le loro note leggermente saline.

    Se passate

    Luglio è bello così: una sera lunga, un piatto leggero, un calice fresco, e poi la musica a due passi. Se andate a un concerto, il tavolo prima è il momento migliore della serata.

    Noi siamo qui, come sempre. Se passate, vi aspettiamo. E se ci conoscete già, sapete che la cosa più bella è quando tornate.